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Festival dei due mondi di Spoleto 2016

viaggio in persia 2 viaggio in persiaviaggio in persiaE’ partita venerdì 4 luglio 2014 alle ore 21.30  un’esplorazione meticolosa del Medio Oriente realizzata grazie a una singolare programmazione della scrittrice franco-iraniana Lila Azam Zanganeh.

 I 7 Padiglioni dell'Amore - Shahrokh Moshkin-Ghalam

I 7 Padiglioni dell’Amore – Shahrokh Moshkin-Ghalam

Cinque in tutto gli appuntamenti per trattare  la Cultura, la Filosofia e le Tradizioni della Persia. Una antica civiltà che sembra molto lontana da quella Occidentale ma che invece rivela numerosi trait d’union. Terra di mezzo tra scambi commerciali e intrighi imperialisti , le sue distanze venivano spesso percorse  dalla Grande Persia e dell’Impero romano. Terra di passaggio al tempo della Via delle Seta , raggiunge l’apice del  clamore con i viaggi di Marco Polo. Diviene molto dopo paese di sfruttamento con la Rivoluzione industriale e la scoperta del petrolio. Oggi la Persia, L’Iran e territori circostanti, costituiscono un territorio dilaniato dalla speculazione economica a causa degli interessi economici che strumentalizzano gli aspetti religiosi.

Ma l’ Iran è anche sviluppo industriale e centro dinamico specialmente il fermento culturale della Capitale.  La rassegna ” Viaggio in Persia” può essere utile a tutti quegli individui e gruppi culturali che si trovano in una condizione di limitazione della propria libertà sia fisica che spirituale. Più che un evento culturale ”  Viaggio in Persia” è stato un’ esperienza etica ed estetica lunga la strada della nostra autenticità.

 

Si parte il 4 luglio 2014, alle ore 21.00 alla Sala Frau, con la musica di Talai e Chemirani i cui strumenti tradizionali (tar, setar, zarb) sono stati  la colonna sonora dei  versi per  evocare  un passato che difficilmente potrà tornare, della Poetessa Nilou Ghodzi Azam Zanganeh. La nostalgia e la preghiera per una nuova alba è sottolineata dalla dettagliata descrizione in Lingua italiana, dalle bellezze delle tradizioni di una Civiltà che ha radici molto antiche.  IL primo appuntamento è sulla   nostalgia di un’antico e glorioso passato della Persia , perduto dopo Rivoluzione del 1979 . La Sharia si è posta e sostituita al sistema giuridico.

Si è proseguito sabato 5 luglio alle ore 18.00 con la proiezione di tre corto-metraggi di Shirin Neshat: Turbulent (1998), Rapture(1999), Fervor(2000).
Questi filmati hanno messo a confronto come la legge islamica riserva diverso trattamento  all’uomo e alla donna . Se dal lato prettamente ufficiale esiste una preminenza dell’uomo sulla donna, questa superiorità è smentita anche dai fatti: per fare un esempio, oltre il 70% degli studenti universitari e di sesso femminile, e questa differenza di preparazione culturale è fortemente sentita e ripiana la differenza che pone la religione. Altro luogo comune in Occidente è che l’Iran viene visto solo come Terra di inciviltà, mentre sia dal lato artistico culturale, in cui si hanno interessantissimi prodotti, esiste anche una manifattura industriale di grande raffinatezza. Probabilmente quello che non si è approfondito è il problema Occidentale opposto per il quale le troppe ‘libertà’ generano situazioni di cui il potere riesce a trarne vantaggio e situazioni degenerative della normale vocazione umana. Questo secondo appuntamento mette in luce le contraddizioni che l’Islam causa nella Persia di oggi.

Alle ore 21 e 30 si è proseguito con un importante evento filosofico e spirituale in cui si metteva in risalto la figura dei sei maggiori personaggi della Persia, tra cui spiccava il genio medievale di Omar Khayyam, che vedeva impegnati il più grande Filosofo iraniano contemporaneo Daryus Shayegan e l’ex Ambasciatore italiano in Iran. Entrambe i relatori d’accordo nella ovazione al Filosofo medievale, prima di tutto grande matematico -che aveva dimostrato in quel dodicesimo secolo formule matematiche che gli occidentali avevano conquistato solo nel ’900- poi ermetico ma grandissimo poeta nelle cui quartine strettamente di derivazione matematica e con semplicissima esposizione denunciava la piccolezza dei governanti e nello stesso tempo dettava la sua concezione filosofica. Omar Khayyam è nato a Nishapur il 18 maggio 1048 e morto il 4 dicembre 1131. Matematico, Astronomo, Poeta e Filosofo persiano.
Khayyam Filosofo è importante per la sua semplicità di esposizione,è accessibilissimo al lettore. Non solo per questo è molto attuale, ma lo è anche perché tratta il problema esistenziale che è un tema ricorrente ed internazionale. Anticipa la sensibilità umana. Nell’Islam è un pericolo, come lo è il Sufismo perché sono delle vie di fuga dall’oppressione religiosa e dal potere. Esiste dunque una eterna lotta tra i Mistici e i rappresentanti della Legge. Per questo Khayyam è definito il Poeta della Divinità senza Dio.
Notiamo una posizione nettamente opposta tra il Khayyam Poeta e il Filosofo. Le quartine erano state pubblicate da molto tempo, mentre i 6 scritti filosofici sono stati pubblicati solo nel 2007. Questa differenza può teoricamente essere spiegata in modi alternativi:
– queste opere potrebbero essere di due autori diversi;
– oppure dello stesso Khayyam che le avrebbe appositamente studiate così, per descrivere questa dualità, una prerogativa tutta umana, oppure per evitare problemi con il potere costituito.

Per Kayyam Filosofo Dio è un Essere Necessario. E come Avicenna e i Neoplatonici adotta il regime neoplatonico dell’emanazione. L’essenza è primario rispetto all’esistenza che è secondario. L’esistenza è estratta mediante l’emanazione dell’essere. Ma introducendo un essere creatore si origina un’incongruenza. Tale speculazione è stata trattata da molti filosofi, senza trovare una soluzione definitiva. Probabilmente l’essere è una delle tante combinazioni possibili ed è resa esistente dall’essere supremo. Ma se è resa possibile dalla divinità non si capisce il motivo per cui debba generare anche il male.
La spiegazione razionale e giustificazione dell’esistenza del male negli scritti filosofici viene ribaltata nella sua poetica.

Leggendo le quartine poetiche le sue posizioni vengono letteralmente ribaltate. Il Poeta non giustifica più l’Islamismo e la sua posizione si pone nelle posizioni tipiche tra l’Agnosticismo epicureo e lo Stoico allo stesso tempo. La linea alto e basso del Platonismo che presuppone l’esistenza di Dio è presente solo nel Khayyam filosofo.
Khayyam come poeta criticava l’inconsistenza della vita, mentre come Filosofo appoggia l’idea teocratica dei Peripatetici che sostiene anche l’Islam.
Il Khayyam Matematico-Astronomo giunge a considerare necessario l’intervento di un creatore per la complessità del mondo, ma non trova invece la stessa necessità per l’esistenza dell’essere. E’ costretto a constatare una perfezione della natura tutto preordinato e l’imperfezione dell’uomo. Quindi non si deve rifiutare il calice di vino perché nell’incertezza ci troviamo sobri come ubriachi. Anche della morte da un’interpretazione alternativa tra il Filosofo e il Poeta. Il Khayyam Teologo crede nella vita dopo la morte e si abbandona anche alla tesi della reincarnazione e del giudizio finale; mentre il Poeta parla di una vita che finisce con la morte del corpo. Il vino cura le preoccupazioni della vita e le domande irrisolvibili del saggio.
La dualità tra l’imperfezione dell’uomo e la comparsa del male da una parte e la perfezione del mondo dall’altra può essere una spiegazione alla diversa posizione di Khayyam come Filosofo e come Poeta. La sua Poetica scopre la bellezza della Natura e la criminalità del Potere, l’oppressione religiosa, in un linguaggio molto semplice ma in una psicologia complessa e costantemente metaforica.
Il Farsi, la Lingua nuova persiana dolce e melodiosa, aiuta Khayyam; il Persiano è stata la lingua ufficiale dell’India fino al 1850… e questo stretto contatto lascia immaginare la vicinanza di Khayyam con la Dottrina buddista. La Poesia è molto comune in Iran, quindi sotto questo profilo è molto perspicace a utilizzare il veicolo Media più potente a sua disposizione per comunicare quello che egli davvero pensava del Mondo. Khayyam è quindi un autore Nazionalista Ateo, in accordo alla dimensione spirituale mistica dei Sufi.

Nel campo matematico è altrettanto intuitivo, acuto e ingegnoso riuscendo a risolvere problemi algebrici con la geometria. Questo è altro elemento che fa riflettere enormemente perché nella sua costante ricerca della soluzione dei problemi dell’uomo, sembra volerci comunicare che la soluzione è sempre nascosta nella semplicità. Allo stesso tempo collegando strettamente soluzioni geometriche (rappresentazione grafica visuale della realtà nelle sue forme e linee sintetiche essenziali) alle algebriche, indica una sorta di ricerca della verità nella rappresentazione, nelle linee e nelle forme che vediamo in natura e che ideiamo. Oggi la Geometria algebrica è una delle Discipline più importanti della Matematica su cui si ripongono enormi speranze.

Alle ore 18 di domenica 6 luglio 2014 ritornava l’appuntamento con il grande Cinema, con la proiezione del film RHINO SEASON di BAHMAN GHOBADI.
Di seguito una conversazione con il Regista moderata e tradotta dalla scrittrice LILA AZAM ZANGANEH. E’ stato ampiamente dibattuto il problema tecnico, specialmente la componente audio cui è stata data una grande attenzione accanto alle bellissime immagini. Il suono è un componente essenziale del prodotto cinematografico, e in questo capolavoro internazionale è davvero essenziale per rendere l’ambiente surreale d’angoscia dei protagonisti. Monica Bellucci, scelta per la conoscenza diretta del regista, la sua internazionalità e il look verosimilmente persiano, interpreta la moglie del protagonista un Poeta kurdo interpretato da Behrouz Vossoughi che incarcerato durante la Rivoluzione islamica, dopo 30 anni esce dalla prigione e nella ricerca dei familiari scopre una moglie che la tradisce e una figlia prostituta, che rappresenta l’atto finale di una sventura che pervade la dimensione politico-religiosa del Paese.

Viaggio in Persia si è concluso in gran tripudio con la grande Danza, domenica 6 luglio 2014 ore 21.30, con “I 7 Padiglioni dell’Amore” un ballo mistico del coreografo Shahrokh Moshkin-Ghalam ispirato al Poema medievale di Nizami Ganjavi (1141-1209) e interpretato dalla NAKISSA DANCE COMPANY.
Il Poema racconta la storia di ispirazione indiana, del Principe sasanide Bahram Gur dionisiaco e di sette Principesse di sette mondi diversi (7 continenti).

Le 7 Principesse indossano vestiti dei sette colori dei pianeti uno per ciascun giorno della settimana. Il numero è un elemento sacro e proprio i giorni della settimana, in Farsi, vengono indicati con i numeri da 1 a 5 più shambe che è il sabato (primo giorno della settimana) e jomeh (venerdì ultimo giorno).
La trama presenta il Principe al rientro dalla caccia, che nota nel suo castello una porta nascosta in cui si cela una sala, alle cui pareti sono affisse le immagini di sette Principesse diverse. Innamoratosi delle sette effigi, il Principe persiano decide di sposarle tutte costruendo per loro, all’interno della sala segreta, un padiglione per ciascuna di loro.
Al sabato (shanbe) si associa il nero, il Pianeta Saturno e l’India; alla domenica (yek shanbe) il giallo, il Sole e Bisanzio; al lunedì (do shanbe) il verde, la Luna, e Khvarezm; al martedì (se shanbe) il rosso, Marte e la Slavonia; al mercoledì (chahar shanbe) il turchese, Mercurio e l’Occidente; al giovedì (pang shanbe) il giallo, Giove e laCina al venerdì (jomeh o adine) il bianco, Venere e l’Iran.
Shahrokh Moshkin-Ghalam è primo membro Iraniano della Comédie Francaise ed è conosciutissimo coreografo e attore teatrale internazionale; ma è anche più che un semplice ballerino perché la sua virtuosissima condotta umana e spirituale gli permette di partecipare al Sama, la Cerimonia mistica Sufi a cui hanno accesso solo gli eletti per le doti morali, etiche e culturali. Ma vediamo più da vicino questa tradizionale cerimonia Sufi (si ispirano all’amore e alla bellezza del cuore di ogni uomo che è desideroso di ricongiungersi con la Divinità per raggiungere l’armonia con tutto il creato); per ottenere questo utilizzano la preghiera e il dhickr.
– Il Sama’ è la parte centrale della cerimonia dei Dervisci rotanti in cui ruotando su se stessi si mettono in comunicazione diretta con la divinità.
E’ una cerimonia di particolari Sufi eseguita durante il dhikr. Sama significa ascoltare mentre dhikr significa ricordo. Il rituale prevede il canto, l’uso degli strumenti musicali, la danza, la recitazione di preghiere e poesie, indossare un abbigliamento simbolico e altri rituali.
Questa danza è conosciuta in occidente come la danza dei dervisci rotanti, anche se prevede delle forme di diverso tipo.

I Dervisci rotanti sono particolari Sufi (la parola deriva da suf, la lana degli abiti degli adepti) che altre alle varie attività spirituali raggiungono il contatto con Dio mediante una cerimonia. I dervisci mevlevi ossia danzanti.
I movimenti di danza dei dervisci simboleggiano le evoluzioni armoniche degli astri celesti.
Il Sama rappresenta il viaggio mistico di elevazione spirituale dell’uomo per raggiungere la perfezione attraverso la testa e il cuore.
Gira intorno alla verità persegue l’amore annullando il suo ego, raggiungendo la perfezione e portandola agli altri uomini. Darvīsh deriva dal proto-iranico ‘drigu’, bisognoso, mendicante.

Whirling Dervishes è un tipo di dhikr (ricordo di Dio) parte della cerimonia Sama dei semazen-s.

Il Sama è stato creato da Rumi durante una passeggiata in un mercato della città. Sentendo il martellare ritmico del goldbeaters, Rumi sentì il dhikr, “la elaha ella’llah”, non c’è nessun altro Dio che Allah, che era detto dagli apprendisti che battevano the gold, e fu così rapito dalla felicità che incominciò a ruotare su se stesso in cerchio. Rumi (1207–1273), Poeta, Giurista, Teologo, Mistico Sufi nato a Vakhsh (Tajikistan) o Balkh (Afghanistan).

Il Sama è composto da 4 parti:
Naat and Taksim – Il Naat è la parte iniziale della cerimonia dove un cantante solista offre una preghiera per il Profeta Islamico Muhammad. Segue il suono di tamburi che simbolizza la creazione del mondo. Termina con un’improvvisazione in ritmo libero chiamata taksim con il ney reed flute che simbolizza la separazione da Dio.

Devr-i Veled – Parte l’Inno mevlevi intonato dal coro accompagnato dall’orchestra. Entrano in fila il Maestro, il capo dei danzatori con i danzatori che indossano un mantello nero (ignoranza e materia) sopra un abito bianco (luce e distacco dall’ego) e in testa hanno un alto cappello di feltro marrone (simboleggia la pietra tombale). Il Maestro indossa un copricapo nero avvolto da un turbante nero (o verde nel caso in cue è stato pellegrino alla Mecca), prende posto su una pelle di montone dipinta di rosso. I dervisci percorrono lentamente in senso antiorario il perimetro della sala per tre volte per fermarsi sul lato lungo.
I dervishes si inchinano l’un l’altro in una processione statica unica. L’inchino rappresenta la conoscenza del respiro divino che è in ognuno di noi.
Terminata questa fase i dervishes si inginocchiano e si tolgono i mantelli neri restando con la veste bianca.

I 4 Salams – La parte centrale del Sama. I samazens o whirling dervishes rappresentano la Luna e ruotano esternamente allo Sheikh (Maestro) che rappresenta il Sole. Ruotano sul piede sinistro, in senso orario, il lato destro del volto rivolto al Paradiso e la mano sinistra rivolta al terreno. I 4 saluti sono rappresentativi del viaggio spirituale del credente. Il primo rappresenta la consapevolezza di Dio, il secondo dell’esistenza in un’unità, il terzo l’estasi che si sperimenta in una totale resa, e la quarta dove gli Sheikh si uniscono nella danza che rappresenta la pace del cuore dovuta all’unità divina. Dopo i quattro saluti la cerimonia ha termine con un ulteriore solo di Taksim.

Preghiera finale – La quarta parte della cerimonia è una recita dal Qu’ran e una preghiera dallo Sheikh.

Le danze sacre sono forme di trasmissione dei misteri antichissime. Il Sufi compie un cammino composto di sette tappe a cui corrisponde un Profeta con sette simboli: suono, luce, numero, lettera, parola, simbolo, ritmo e armonia. Il Derviscio acquisisce con il tempo uno stato di “super-coscienza”, in uno stato permanente che è conosciuta con il termine “Comunione con Allah”.

Oltre a Rumi anche Veli si pose su una simile celebrazione della divinità. Haçi Bektas Velinacque a Nishapur (Iran) nel 1209. Nel suo volume Makalat elaborò una sua dattrina i cui i temi dell’Islam sunnita si intrecciano con il Cristianesimo ortodosso creando una comunità Bektâsiyyah rivale di quella di Rumi che fu messa fuori legge nel 1925.

La tradizionale cerimonia di tipo Islamico doveva essere presistente anche prima nella Persia.
Esisteva infatti un particolare centro di addestramento dei militari.
Zurkhaneh tradotto dal Persiano significa casa della forza ed è un’arte marziale tradizionale della Persia che trae le sue origini circa 2 millenni fa e presuppone un movimento rotante simile a quello dei Dervisci, e molteplici esercizi fisici e spirituali seguiti dal ritmo di strumenti, meditazioni e canti.

Il Varzesh-e pahlavānī è lo “Sport degli eroi”, lo Sport degli antichi praticato nell’Antica Perisa. Tra le attività che contempla di tutto tra fisiche, spirituali, c’è la Sharkh zadan (ruota) un esercizio del tutto analogo al Sema. Tutta l’attività viene svolta nel zorkana un locale interrato al cui centro è situato un pozzo di forma ottagonale di un metro di profondità e dai dieci ai venti metri di diametro. I pahlavan eseguono gli esercizi seguiti dal morshed che è situato su una piattaforma rialzata vicino all’ingresso chiamata sardam. Il conduttore scandisce il ritmo degli atleti intonando canti epici estratti dallo Shâh Nâmâ “Il libro dei re” con le percussioni scandite dal tombak, la campana tradizionale zang. Gli esercizi iniziano con l’alba e terminano con la preghiera chiamata Niāyesh del morshed recitata al tramonto. –

Il corpo di ballo internazionale presenta danzatrici provenienti dalle più diverse parti del mondo tutte di grandissima preparazione.
Il gran finale ha mostrato l’immensa Cultura della Persia che si esprime con le Arti, la Filosofia, la Danza e tutte le umane conoscenze e pone il Medio Oriente come ispiratore della Bellezza che è fondamento di Pace, contro qualsiasi potere che si identifica con la violenza sia in Occidente che in Oriente.

Il cantastorie Sheherazade interpretato da Lila Azam Zanganeh …e la storia non finisce qua!

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